LA BICICLETTA SERVE SOLO LA DOMENICA?
Se ritieni che la bicicletta possa costituire un valido mezzo di trasporto ma non hai avuto ancora il coraggio di provare, ti potrebbe essere utile leggere la mia esperienza di oltre 100.000 Km percorsi nelle aree urbane ed extraurbane. La presente nota e' rivolta a tutti coloro che sono interessati ad avvicinarsi all'uso della bicicletta come mezzo di trasporto. Sulla base delle migliaia di chilometri percorsi nelle aree urbane ed extraurbane tra l'anno 1988 e l'anno 1998 metto a disposizione, seppure in forma estremamente sintetica, nozioni molto pratiche e qualche convincimento che ho maturato sulla reale possibilità' di risolvere una pluralità di problemi personali e collettivi utilizzando la bicicletta come mezzo di trasporto. Quasi ogni giorno lavorativo percorro in bicicletta, tra andata e ritorno, 60 Km per recarmi dalla mia residenza sita in Brianza (Comune di Ronco Briantino) sino al mio luogo di lavoro collocato in una zona semicentrale di Milano. Per pervenire alla percezione personale e da parte dei mie conoscenti della normalità' di tale comportamento ho dovuto affrontare pregiudizi, ilarità' e risolvere problemi logistici di ogni genere (abbigliamento ,manutenzione, reperimento spogliatoio, percorsi, sicurezza personale ecc.). I tempi di percorrenza relativi al suddetto percorso, con vari mezzi di trasporto , da quando esco da casa a quando varco la soglia dell'azienda sono, per 30 Km di viaggio , i seguenti: - BICICLETTA: 70 minuti la mattina 85 minuti la sera (al ritorno il percorso e' in leggera salita)=77. 5 minuti di media - AUTO o BUS (per raggiungere la stazione ferroviaria) +TRENO+METROPOLITANA=100 minuti di media - AUTO=90minuti di media. - AUTO (per raggiungere un bus)+ BUS+METROPOLITANA=l20minuti I 2/3 del percorso in esame avviene in territorio extraurbano ove i mezzi a motore possono raggiungere velocità' elevate e ci sono meno semafori, nonostante ciò' il minor tempo e' a favore della bicicletta; nelle aree totalmente urbane tale vantaggio aumenta ulteriormente per ovvi motivi. A beneficio della bicicletta c'è anche il fatto che pur realizzando una velocità' commerciale apprezzabile, richiede un'energia infinitamente modesta, peraltro totalmente rinnovabile e un impatto ambientale tendente a zero se comparata agli altri mezzi che, per produrre una mobilità similare, hanno divorato immani risorse economiche e energetiche; devastato la vivibilità di intere aree con la totale occupazione di tutti gli spazi fisici e acustici disponibili, sino a tramutare intere zone residenziali in immensi parcheggi senza più alcun spazio a disposizione dell'uomo. Quanto sovraesposto tende a dimostrare che ogni bicicletta in più che circola come mezzo dì trasporto porta in se' la liberazione di una quantità' di risorse ambientali ed economiche ed un benessere individuale e collettivo rilevante. Per incrementare il numero delle persone che facciano uso delle bicicletta come usuale mezzo di trasporto occorre, a mio avviso, intervenire su numerosi aspetti tra i quali i più rilevanti mi sembrano i seguenti: La disponibilità' di dati ufficiali potrebbe invece palesare una situazione grave e dar luogo a una corrente di opinione o meglio determinare l'obbligo per legge di usare il casco.(che fine hanno fatto le proposte di legge in tal senso seguito alla morte del corridore Casertelli al giro di Francia?). PISTE CICLABILI- La sicurezza dei ciclisti si migliora, ovviamente, anche con la costruzione di piste ciclabili ma, attenzione, devono soddisfare due requisiti essenziali perché vengano adoperate e non siano più pericolose delle strade: Devono essere segnalate le precedenze e gli incroci in modo assolutamente univoco e chiaro; oggi le piste ciclabili, se non si presta molta attenzione sono luogo di investimento di ciclisti per i seguenti motivi: L'auto che con obbligo di precedenza si immette in una strada costeggiata da una pista ciclabile non si ferma mai raso pista ciclabile ma prosegue di norma sino alla strada con il rischio per il ciclista che ivi si trova a transitare di essere investito. L'altro rischio e' costituito dal fatto che le piste ciclabili sono a doppio senso per cui talvolta si verifica che l'automobilista al suddetto incrocio quando deve dare la precedenza, guarda prima a sinistra in quanto il traffico veicolare gli giunge solo da sinistra senza badare invece che da destra può sopraggiungere un bicicletta che ha anch'essa diritto di precedenza.(nel Giugno scorso uno dei miei figli, fortunatamente senza conseguenze, e' stato investito da un'auto in siffatta modalità). Esistono inoltre altri aspetti che spaventano chi intende avvicinarsi al mezzo, li espongo sotto forma di risposta a domande che mi sono state poste frequentemente. FATICA - Molte persone acquistano la bicicletta, fanno un giro attorno all isolato, si accorgono che si suda e si fatica, tornano a casa e di bici non ne voglio più sentir parlare. Quando si raggiunge lo stadio della non fatica, a cui chiunque può' pervenire se ha la costanza di soffrire qualche mese, l'uomo e la sua bicicletta diventano come una sola cosa e l'atto di pedalare assume la naturalezza del camminare o del respirare. DOPO UNA GIORNATA DI LAVORO NON E' UNA FATICA PEDALARE? Con il passare dei mesi, in modo quasi impercettibile, la stanchezza è calata sino a scomparire; il ritorno a casa coincideva con una sensazione di rilassamento. CHE PIACERE SI PUO' PROVARE AD ANDARE IN BICICLETTA ATTORNIATO DA UN MARE DI AUTOMOBILI? Nei primi mesi seguiti alla scoperta del mezzo, era tale l'euforia e la sensazione di onnipotenza che assaporavo percorrendo gli stessi tratti di strada ove per anni sono transitato a passo di lumaca con l'automobile o stavo in lunghe attese del bus che non mi curavo del traffico. Anzi, mi divertivo a individuare una potente automobile che al comparire del verde schizzava via sviluppando tutta la sua potenza salvo due minuti dopo essere affiancata e superata dal sottoscritto. Con il trascorre dei mesi, ho dovuto prendere atto che l'aria che respiravo non era propriamente montana, il rumore era assordante, e il rischio di essere travolto concreto. Stimolato anche dai ciclisti più acuti ho iniziato l'esplorazione, con l'uso di carte cittadine per verificare l'esistenza di percorsi alternativi. Ho dovuto fare mio il postulato già' acquisto dai mie predecessori che esiste sempre un percorso alternativo pedalabile con relativa serenità'. L'ennesimo punto di forza della bicicletta consiste infatti nel permettersi di poter andare ovunque: esisterà' sempre un parco da poter attraversare, stradine secondarie spesso chiuse al traffico e se proprio ci imbattiamo in situazioni che appaiono impossibili ci sono sempre marciapiede o i sensi unici da percorrere contromano. E QUANDO FA FREDDO? occorre essere protetti dal freddo con abbigliamento appropriato ; in tal caso il freddo si avverte per non più' di due minuti, poi si perviene ad uno stato di benessere come quello descritto al punto precedente. QUANDO E' BUIO O C'E LA NEBBIA? QUANDO TEMPESTA O NEVICA? L'ABBIGLIAMENTO? b) oltre 8 Km- La necessità di cambiarsi di abito e darsi una rinfrescata giunti a destinazione diventa pressante in quanto e' difficile non sudare superata tale soglia, anche se allenati; inoltre quando piove, la mantellina o anche le tute non riescono a proteggere dall'acqua gli arti inferiori per lunghi tratti , di conseguenza, giunti a destinazione si rende necessario la sostituzione totale o parziale degli indumenti indossati durante il viaggio. IMMAGINE - ammesso che un ipotetico aspirante ciclista urbano abbia ritenuto convincenti le argomentazioni presentate a favore della bicicletta molto probabilmente continuare' ad utilizzare i convenzionali mezzi di trasporto per la non volontà di contrastare gli stereotipi corrente sull'uso del mezzo. - I molti che usano la bicicletta per svago se ne facessero anche uso come mezzo di trasporto, potrebbero rendere più' visibile il fatto che pur in presenza di città' ostili alla bicicletta e' possibile muoversi nel traffico con minor tempo e se adeguatamente protetti e allenati non soccombere. - Occorre che a fianco delle numerose associazioni basate sull'uso della bicicletta nel tempo libero ne sorgano altrettante che si pongano l'obbiettivo della promozione come mezzo di trasporto. Ciò' e' fondamentale perché' solo l'associazionismo potrebbe conquistare l'indispensabile visibilità' per dialogare con i cittadini e le amministrazioni al fine di attuare gli interventi atti a favorire l'uso del mezzo. - I produttori di biciclette, stranamente assente dal punto di vista della comunicazione, potrebbero investire in campagne di pubblicità mirate ad incentivare L'uso della bicicletta come mezzo di trasporto. * Aggiornamento anno 2008 * La testimonianza sopraccitata e' stata scritta nell'anno 1999, a distanza di 10 anni la ritengo ancora valida nelle sue linee generali, quello che va aggiornato e' il problema della sicurezza del ciclista. In questi ultimi anni le modalità di guida, sempre piu' irresponsabili di molti automobilisti, non mi fanno piu' sentire sicuro in bicicletta come qualche anno fa. Nonostante il casco, lo specchietto, i catarifrangenti, le luci, percepisco aumentato il rischio di essere travolto. Nel recente passato, quando un automobilista aveva dinnanzi un ciclista, se non poteva sorpassarlo ad una congrua distanza di sicurezza aspettava pazientemente il momento opportuno per fare il sorpasso; oggi, invece, se ne frega e lo sorpassa anche a pochi centimetri per cui se il ciclista ha un leggero sbandamento viene travolto. Si sono moltiplicati i rischi anche per l'uso massivo di telefonini, audio, video, computer, navigatori, lettura giornali in coda: in auto praticamente si fa di tutto e per queste distrazioni i primi a farne le spese sono pedoni e ciclisti. Io risiedo nella provincia di Milano ove le statistiche affermano che l'assunzione di stupefacenti ha assunto una diffusione di massa e non solo il Sabato sera: quando assisto, anche nella mia veste di automobilista, a condotte che per velocità e/o sorpassi possono tranquillamente essere definite criminali non posso non pensare che alla guida di tali mezzi vi siano drogati o ubrichi anche durante le normali giornate di lavoro. Da ultimo ci si mettono anche i SUV, quella specie di camion che usano i soggetti che vogliono sentirsi superiori agli altri che, avendo una larghezza maggiore delle auto costituiscono l'ennesimo pericolo per il Ciclista. La mia personale convinzione è che le cose peggioreranno sempre: anche infliggendo anni di galera agli automobilisti che provocano gravi incidenti non cambierebbe nulla perche' tali comportamenti sono espressione di un generale disprezzo della propria e dell'altrui vita e di tendenze nichiliste che stanno prevalendo nella cultura dell'uomo moderno. Che fare, allora? Il ciclista, stante le succitate considerazioni, e' piu' che leggittimato a difendere la sua incolumità in tutti i modi: quindi ben vengano i marciapiedi e le piste ciclabili quando ci sono e sono sicure, perche' il problema che ho descritto nella nota del 1999 e' ancora li: spesso si rischia la vita anche sulle piste ciclabili. In questo breve aggiornamento vorrei illustrare alcuni pratici suggerimenti di guida ciclistica che ho tralasciato nel 1999 ma che ora, alla luce delle preoccupazioni che ho espresso, potrebbero avere qualche interesse. Ecco i suggerimenti scaturiti da situazioni e rischi vissuti concretamente: AL SEMAFORO: quando siamo fermi al semaforo e scatta il verde l'auto o camion che ci sta alla sinistra potrebbe voler girare a destra e tagliarci la strada. Dato che la freccia non la mette più nessuno occorre partire o alcuni secondi prima in modo da far vedere la nostra direzione oppure partire qualche secondo dopo in modo da vedere quale direzione prende il veicolo. Mai partire in contemporanea al mezzo che ci sta di fianco al semaforo. Se alla nostra sinistra c'e un camion moltiplichiamo le cautele perche' dal posto di guida, non sempre l'autista e' in grado di vedere la bici ferma che si trova affiancata alla sua destra. ATTRAVERSAMENTO DI INCROCI QUANDO IL CICLISTA HA LA PRECEDENZA: - quello che vediamo davanti: se c'e un'auto ferma che ci fa pensare che vuole darci la precedenza ma l'autista non guarda verso di noi ma nel senso opposto dobbiamo essere certi che ci ha visto, quindi, scampanellare o fare un fischio in modo da fargli girare la testa e guardarci, solo cosi' possiamo passargli davanti in sicurezza. - quello che vediamo dietro: occorre osservare bene cosa succede dietro di noi perche' ci potrebbe essere un'auto che ha intenzione di girare a destra e quindi tagliarci la strada. Spesso non si puoi sapere l'intenzione dell'automobilista perche' la freccia e' un optional. Se appena si ha la sensazione che il soggetto alla guida vuole girare a destra tagliandoci la strada, perche' noi dobbiamo andare diritto, e' saggio girare assieme a lui a destra e poi riprendere il nostro percorso. E' una soluzione estrema ma e' sempre meglio che farsi travolgere. Molti ciclisti vengono investiti proprio agli incroci quando l'automobilista o il camion gira a destra e ci taglia la stradada. ATTRAVERSAMENTO DI ROTATORIE (ROTONDE): Le rotatorie rappresentano l'ennesima iattura per il ciclista. Esse, infatti, funzionano molto bene quando a 'fronteggiarsi' sono mezzi a 4 ruote di forza comparabile come le automobili ma se la rotatoria viene impegnata da una bici non e' scontato che le auto che si immettono nella rotatotoria gli diano sempre la precendenza come il codice della strada imporrebbe. Una parte degli automobilisti, fortunatamente non tutti (ma ne basa uno per mandarti all'ospedale), considerano quella 'cosa' che si trova davanti non aventi gli stessi suoi diritti perchè spesso va piano mentre Lui, l'automobilista, non ha tempo da perdere e forse perchè taluni si sentono sminuiti se si fermano per far passare una bicicletta. Non ho una formula magica per passare indenne nelle rotatorie ma posso proporre la mia esperienza che consiste nell'assumere, nei confronti dell'automobilista due atteggiamenti netti e opposti da porre in essere nella condizione concreta in cui ci si viene a trovare: Far finta di non vedere l'auto che ci deve dare la precedenza: quando siamo nella rotatoria e l'auto che sopraggiunge alla nostra destra che ci deve dare la precedenza non va molto forte e sembra rallentare, abbassiamo la testa e facciamo finta di non averla vista, con tale attegiamento rappresentiamo la nostra determinazione di andare avanti (osservando però con la 'coda dell'occhio' se l'automobilista si ferma effettivamente). Di norma, questo atteggiamento rafforza la decisione dell'automobilista a fermarsi. Guardare fisso negli occhi l'automobilista che ci deve dare la precedenza: quando siamo nella rotatoria e l'auto che sopraggiunge va forte e/o appare non avere molta intenzione di fermarsi per dare la precedenza ad una bicicletta dobbiamo essere pronti a tutto quindi, mentre cerchiamo di incrociare gli occhi di chi si trova al posto di guida in modo da acquisire almeno il fatto che l'automobilista ci ha visto in contemporanea procediamo mantendedo le mani sui freni rappresentando la nostra volontà di non rallentare continuando a guardarlo negli occhi: se egli deliberatamente non si ferma non ci resta che frenare e lasciarlo passare omaggiandolo poi con gesti e frasi che piu' si attanagliano alla situazione. Il restringimento della carreggiata avrebbe la finalità di canalizzare le auto costringendole a ridurre la loro velocità prima dell'immissione nella rotatoria. Tutto ok se sulla stessa carreggiata si trovano solo auto ma se in corrispondenza di tale restringimento c'e un'auto e una bici chi passa? E' ovvio che l'autombilista dovrebbe rallentare e lasciare che la bici si immetta nella rotatoria e poi, quando possibile, sorpassarla. Purtroppo per le stesse motivazioni gia' epresse relative al disprezzo della vita altrui spesso l'auto che sta detro la bici vuole passare nonostante il restringimento della carreggiata con le conseguenze per il ciclista che si possono immaginare. SVOLTA A SINISTRA: quando ci si porta al centro della strada per svoltare a sinistra si deve avere la consapevolezza che trattasi di una manovra abbastanza rischiosa, se dietro di noi ci sono parecchie auto o la situazione non appare chiara e meglio rinunciare e accostarsi a destra e fare l'attraversamento a 90 gradi quando non transitano auto nei due sensi. SUPERAMENTO DI CODE DI AUTO FERME O QUASI FERME: se si passa nel modo classico tra le auto e il marciapiede bisogna andare piano perche' qualche soggetto potrebbe aprire una porta e farci cadere. E' possibile superare code di auto, con maggiore velocità e sicurezza, superandole da sinistra come fanno le moto. In questo caso, pero', esiste la possibilità che qualche automobilista esasperato dalla fila, esca improvvisamente per fare una retromarcia e tornare indietro o tentare un'impresa disperata di superamento della fila. In questa evenienza se il ciclista transita a filo delle auto puo' essere fatto cadere dal suddetto automobilista che improvvisamente esce dalla fila.. Per prevenire cio', in tutte le situazioni in cui non sopraggiungono auto dal senso opposto, e' meglio marciare nel mezzo della corsia opposta e comunque il più distante possibile dalle auto in coda. Quando arriva un'auto dal senso opposto ci si accosta alle auto ferme o quasi ferme per il tempo strettamente necessario a farla passare, poi si ritorna a pedalare al centro della strada e si va avanti. In questo modo, in apparenza rischioso, si domina tutta la situazione e si puo' reagire con prontezza a qualsaisi manovra imprevista di un automobilista in coda. Questo sistema l'ho adoperato per anni nella strada provinciale che da Cologno Milanese si immette a Milano zona cascina gobba.L'ultimo tratto di questa strada alle 8 del mattino e' costituito da una lunga fila di auto marcianti a passo d'uomo mentre dal senso opposto sopraggiunge un'auto ogni minuto circa. Un giorno un'auto esce improvvisamente dalla fila e urta il motocilista che mi precede di pochi metri e che le transita di fianco facendolo cadere.Da allora, quando e' possibile, ho adottato l'accorgimento che ho descritto e devo dire che funziona. E PER FINIRE UN TRUCCO: le auto e sopratutto i camion quando sorpassano troppo da vicino un ciclista sono un pericolo, ecco un modo per costringere i mezzi a 4 ruote a superarci mantenendo una maggiore distanza. Il 'trucco' funziona principalmente nelle strade extraurbane e con traffico non eccessivo. Appena si vede nello specchietto della bici che sta per sopravvenire un camion o una macchina che stimiamo pericolosi per dimensione o velocità, ad opportuna distanza di sicurezza, facciamo due leggere sbandate; constateremo che l'auto o il camion ci sorpasserà ad una distanza mediamente superiore rispetto a quello che sarebbe avvenuto se avessimo marciato con una traiettoria lineare.E' ovvio perche' cio' avviene: l'automobilista o il camionista stima che il ciclista che lo precede sia incerto o ubriaco e pertanto lo vuole superare mantenendo una maggiore distanza. E' un suggerimento che puo' far sorridere ma funziona. Ecco, questo e' quello che mi sentivo di aggiungere alla relazione base per mantenerla ancora viva.
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